VIZI E VIRTU' A GRECCIO
1581 34. Francesco amava l'eremo di Greccio, dove
i frati erano virtuosi e poveri, e aveva una predilezione
anche per gli abitanti di quella terra per la loro povertà
e semplicità. Perciò si recava spesso a riposare
e soggiornare là, attirato inoltre da una celletta
estremamente povera e isolata, dove il padre santo amava raccogliersi.
Stimolati dall'esempio e dalla predicazione sua e dei suoi
frati e ispirati dalla grazia del Signore, molti abitanti
del paese entrarono nell'Ordine. Anche numerose donne vivevano
in verginità, restando a casa propria e indossando
un abito religioso. Pur dimorando in famiglia, esse conducevano
vita comunitaria, coltivando la virtù e affliggendo
il corpo con digiuni e orazioni. Alla gente e ai frati esse
apparivano, benché giovani e semplici, non come persone
dimoranti nel mondo e a contatto con i familiari, bensì
come viventi in comunità di religiose sante e dedite
al servizio del Signore da lunghi anni. A proposito degli
uomini e delle donne di Greccio Francesco soleva dire tutto
felice ai frati: «Non esiste una grande città
dove si siano convertite al Signore tante persone quante ne
ha Greccio, un paese così piccolo».
E sovente, quando alla sera i frati di quell'eremo cantavano
le !odi del Signore, - ciò che a quei tempi i frati
solevano fare m molti luoghi, - gli abitanti del paese, piccoli
e grandi, uscivano dalle case, si riunivano sulla strada davanti
al villaggio, e ad alta voce rispondevano, a mo' di ritornello,
al canto dei religiosi: «Lodato sia il Signore Dio!».
Perfino i bimbi, che non sapevano ancora ben parlare, al vedere
i frati lodavano il Signore come potevano.
In quegli anni, la popolazione di Greccio era esposta a un
grave flagello, che durò parecchi anni. La zona infatti
era infestata da grossi lupi, che divoravano le persone, e
ogni anno campi e vigneti erano devastati dalla grandine.
Durante una predica Francesco ebbe a dire: «Vi annunzio,
a onore e lode di Dio, che se ognuno di voi si emenderà
dai propri peccati e si convertirà di tutto cuore a
Lui con il fermo proposito di perseverare, ho fiducia nel
Signore Gesù Cristo che subito, per la sua misericordia,
spazzerà via questi flagelli dei lupi e della grandine,
che da tanto tempo vi tribolano, e vi farà crescere
e moltiplicare nelle cose spirituali e temporali. Ma preannunzio
ancora che, se (Dio non lo voglia!) tornerete al peccato,
questo flagello e maledizione ripiomberà su di voi,
unitamente a molte altre sventure più gravi».
E accadde, per disposizione divina e grazie ai meriti del
padre santo, che da quell'ora cessarono le calamità.
Di più, ciò che è grande miracolo, quando
la grandine veniva a devastare le campagne vicine, non colpiva
i contigui poderi degli abitanti di Greccio.
Per sedici o venti anni essi videro moltiplicarsi e accrescersi
i loro beni spirituali e temporali. Ma dopo, il benessere
generò l'orgoglio. Presero a odiarsi, a fare uso delle
spade fino ad ammazzarsi fra loro, uccidevano di nascosto
gli animali, di notte si davano a rapine e furti, e commettevano
molte altre malvagità.
Il Signore, vedendo che le loro opere erano perverse e che
non osservavano gli ordini dati per mezzo di Francesco suo
servo, si indignò contro di essi, allontanò
la sua mano misericordiosa, e così ritornò il
flagello della grandine e dei lupi, come aveva predetto il
Santo, e molte altre tribolazioni più dure delle antecedenti
li colpirono. Infatti, tutto il paese fu divorato dall'incendio,
e gli abitanti perdettero ogni loro avere, salvando soltanto
la vita.
I frati e quanti avevano udito il discorso di Francesco, che
aveva predetto prosperità e disgrazie, ammirarono la
santità di lui, constatando come ogni cosa si era verificata
a puntino.